Itinerario
I
TOUR DI 6 gg ON THE ROAD
ALLA SCOPERTA DEI PRINCIPALI APPRODI FENICI IN SARDEGNA
Primo Giorno.
Dall’Aeroporto di Cagliari, prendere la strada per
Pula e Chia. Il primo approdo fenicio è stato BITHIA,
i cui scarsi ruderi si trovano nelle prime pendici della
parte Nord della collina, sulla quale sorge la scenografica
Torre di Chia. Tale primo approdo, si suppone sia avvenuto
nel nono sec. avanti Cristo. La Torre di Chia è
stata realizzata 2400 anni dopo, nel 1500, dagli Spagnoli:
serviva d’avvistamento e per segnalare da una torre
costiera all’altra, l’avvicinarsi dei corsari
barbareschi provenienti dalle città stato di Tripoli,
Tunisi e Algeri (hanno razziato le coste sarde per centinaia
di anni). I Fenici non erano soltanto pirati ma anche
commercianti, non erano di certo quei paladini di libertà
e di progresso di cui si è enfatizzato da tempo:
approdavano per barattare. A Bithia, probabilmente, barattarono
i loro oggetti preziosi di cui erano abili artigiani,
in cambio di pani di piombo e di bronzo di cui i Sardi
del periodo nuragico erano maestri.
A 15 chilometri ad Est
vi sono gli splendidi scavi di Nora (vicino a Pula). Anche
qui i Fenici utilizzarono il sistema dei Nuragici, in
altre parole un promontorio dotato di due approdi, vicini
ma opposti, uno adatto per proteggere dal vento di maestrale
e l’altro dallo scirocco. I Cartaginesi che subentrarono
ai Fenici, nel dominio commerciale del Mediterraneo (535-238
a.C), apportarono modifiche sostanziali a Nora. Durante
l’occupazione romana (238 a.C – 455 d.C),
Nora divenne un complesso portuale importante, dotato
di teatro, terme e ville con splendidi mosaici. Pernottamento
a Cagliari.
Secondo giorno.
Visita di Cagliari, l’antica Krly, città
regina di storia, di bellezza paesaggistica, d’arte
e cultura, adagiata tra i colli della leggenda d’era
cristiana, evocante la lotta tra il bene e il male: la
battaglia che vide vittorioso l’Arcangelo San Michele
sul demonio, scaraventato tra le rupi della Sella del
Diavolo. Dalle alture di Cagliari si può ammirare
il più lungo tramonto del Mediterraneo. Bellissimo
il duomo, le chiese barocche, i viali, il Quartiere Castello
che oltre al Duomo ed il Palazzo Viceregio, ospita il
Museo Archeologico Nazionale, ricco di testimonianze preistoriche,
compresa abbondante raccolta reperti d’età
fenicia. Tre sono le tappe fondamentali di una visita
di Cagliari: Santa Maria di Bonaria, il Quartiere Castello,
Monte Urpinu dal quale lo spazio scorre sovrano sul Golfo
degli Angeli, il promontorio caratteristico della Sella
del Diavolo, l’immensa spiaggia del Poetto e lo
stagno di Molentargius, ricco d’avifauna. Pernottamento
a Cagliari
Terzo giorno.
Visita della superlativa area costiera Cagliari-Villasimius,
sede del sito fenicio di Cuccureddus i cui reperti si
possono osservare nel museo civico archeologico di Villasimius.
Proseguimento per Cala di Sinzias , Costa Rei, chiesa
di San Priamo sede di un ancestrale culto dell’acqua,
rientro a Cagliari tramite la suggestiva strada di montagna
n 125. Pernottamento a Cagliari.
Quarto giorno.
Si prende la strada 131 a quattro corsie (la Carlo Felice),
direzione Nord. A Oristano Nord si devia per gli stagni
di Cabras, nella penisola del Sinis. Visita di Mari Ermi
(candida lingua di sabbia frequentata dai fenicotteri)
e della mistica chiesa paleocristiana, a croce greca,
di San Giovanni in Sinis. Siete a due passi da uno dei
luoghi archeologici più belli del mondo: Tharros.
Fu porto nuragico, poi fenicio, quindi cartaginese e infine
romano. Imponenti le strade lastricate e le terme. Il
tutto nella suggestione di una superba visione marina.
Oggi la tappa è più lunga del solito e senza
nulla togliere alle delizie eno-gastronomiche, si sollecita
a riprendere la 131 in direzione Sud e uscire dopo Sanluri:
strada 293, Samassi, Vallermosa, Siliqua, Stada 130 a
quattro corsie fino ad Iglesias, proseguimento verso Sant’Antioco.
Pernottamento
Quinto giorno.
Visita della zona archeologica fenicia-punica di Sant’Antioco.
Visita del museo archeologico. Escursione sulla strada
panoramica costiera Nebida-Masua. Visita a Carbonia dell’area
panoramica fenicia-punica di Monte Sirai. Rientro a Sant’Antioco.
Sesto giorno.
Da Sant’Antioco alla Miniera carbonifera e museo
del Carbone a Serbariu di Carbonia. Proseguimento per
il bosco d’ulivi millenari di S’ortu Mannu
a Villamassargia e spuntino. Partenza pomeridiana dall’aeroporto
di Cagliari.
INIZIO

Itinerario
II
TOUR DI 5 gg ON THE ROAD
ALLA SCOPERTA DEI PRINCIPALI APPRODI FENICI IN SARDEGNA
Primo giorno.
Cagliari è una delle più fantastiche città
del mediterraneo. E’ dotata di una bellezza scenografica
struggente, un’autentica sinfonia di popolo che
si distende dalle colline e si adagia sul Golfo degli
Angeli. Della città portuale, proveniente dalla
preistoria, non si conoscono con certezza i fondatori.
I Fenici dell’ottavo secolo avanti Cristo la chiamarono
Krly. I Romani imposero il nome di Karales. I Vandali
concessero a Cagliari di custodire le spoglie di Sant’Agostino,
vescovo nordafricano. La città fu ambita da Bizantini,
Goti, Longobardi. Fu sede di Giudicato, alleata con i
Franchi conobbe i tentativi d’invasioni arabe dall’VIII
al X secolo, appartenne al dominio pisano e per lungo
tempo soffrì della guerra tra il Giudicato d’Arborea
(Oristano) e gli Aragonesi, nuovi invasori della Sardegna
dal 1323. Agli inizi della dominazione aragonese, il viaggiatore
marocchino ibn Battuta, il Marco Polo arabo, descrisse
il porto di Cagliari meraviglioso, circondato da enormi
travi di legno la cui entrata è simile ad una porta
che viene aperta per volontà degli abitanti.
La prima meta da visitare è Monte Urpinu da cui
si domina lo stagno di Molentargius, gremito di fenicotteri,
la lunghissima spiaggia del Poetto, il caratteristico
promontorio Sella del Diavolo e la città, distesa
tra i colli e il porto. Altre mete affascinanti: la basilica
di Bonaria e la chiesa paleo-cristiana di San Saturnino,
poi il Duomo e il Palazzo Viceregio, nel caratteristico
e panoramico “quartiere Castello” sede di
numerose botteghe artigiane e, soprattutto, del Museo
Archeologico Nazionale, ricco di preziosi reperti preistorici
e storici. Pernottamento a Cagliari.
Secondo giorno.
Da Cagliari a Pula per visitare Nora, incantevole zona
archeologica marina, con scavi dei periodi fenicio, punico
e romano. Proseguimento verso Ovest per arrivare a Torre
di Chia, nelle cui pendici rivolte a Nord si trovano gli
esigui resti preziosi di Bithia, il primo degli approdi
fenici in Sardegna. Raggiungendo a piedi la sommità
del colle si può visitare la torre del 1500 costruita
per avvistare e segnalare le incursioni dei navigli pirati
dei barbareschi tripolini, tunisini e algerini. Il panorama,
tutto all’intorno è molto vario. Si spazia
dalle ampie spiagge ai monti del Sulcis, dove ha sede
il complesso boscato più imponente del Mediterraneo,
regno del cervo sardo e del daino. Proseguimento per la
superba strada panoramica Chia - Porto di Teulada, una
delle dieci più belle strade costiere dell’Isola.
Da Porto vecchio di Tulada a Sant’Anna Arresi sede
del Festival Jazz. Deviazione per Porto Pino, con stagni,
lunga spiaggia e dune (poste in comune di Teulada). Da
vedere la scogliera e l’enorme distesa arborea di
pini d’Aleppo. Pernottamento a Sant’Anna Arresi.
Terzo giorno.
Visita delle saline di San Giovanni Suergiu, del museo
archeologico di villa Sulcis, nel centro di Carbonia e
dell’area archeologica panoramica, fenicia punica,
di Monte Sirai da cui si domina l’arcipelago del
Sulcis. Proseguimento per Sant’Antioco, visita delle
aree archeologiche, del museo archeologico, del museo
etnologico annesso alle ripristinate abitazioni in grotta.
Visita della chiesa a croce greca, con catacombe, dedicata
a Sant’Antioco. Escursione costiera dell’Isola
di Sant’Antioco, iniziando da Calasetta, per osservare
la scogliera basaltica Maccari, visitare le zone marine
di Cala Lunga, Cala della Signora, Cala Sapone, Capo Sperone
e Torre Canai. Pernottamento a Sant’Antioco.
Quarto giorno.
Visita della miniera carbonifera e del museo del carbone
a Serbariu di Carbonia, proseguimento per escursione costiera
ed ammirare la marina di Gonnesa, le scogliere di Nebida,
lo scoglio Pan di Zucchero a Masua, Cala Domestica, la
baia di Buggerru. Lasciata la costa, visita a Fluminimaggiore
del tempio punico romano di Antas. Rientro e Pernottamento
a Sant’Antioco.
Quinto giorno.
Visita del centro storico d’Iglesias e della Grotta
Santa Barbara, nella miniera metallifera di San Giovanni
Miniera a Bindua. Pranzo a S’Ortu Mannu di Villamassargia,
il millenario bosco d’ulivi. Raggiungimento pomeridiano
dell’Aeroporto di Cagliari e partenza.

Itinerario
III
CROCIERE COSTIERE ALLA SCOPERTA DI ANTICHI
APPRODI NEL SUD SARDEGNA
TAVOLE NAUTICHE DI RIFERIMENTO
N°79, 78, 77, 76, 75
La crociera di circumnavigazione
del Sud Sardegna, alla scoperta degli approdi fenici,
inizia a
PORTO CORALLO (39°26’,40 N – 09°38’,40
E),
vicino a Villaputzu, centro abitato le cui campagne, unitamente
a quelle di San Vito, Muravera, Oliaspeciosa, Castiadas,
forniscono abbondanza di agrumi e olio d’oliva.
Nella zona si trovano menhirs (pietre fitte), domus de
janas (grotticelle di sepoltura) del terzo millennio a.C
e nuraghi del secondo millennio, immediatamente all’interno
delle aree balneari.
Navigazione costiera in direzione Sud fino a Capo Carbonara
– Isola dei Cavoli, quindi ad Est per approdare
al la
MARINA DI VILLASIMIUS (39°07’,42 N –
09°30’,44 E),
nel cui centro abitato potrete vedere reperti d’oggetti
fenici, custoditi nel museo civico.
Da Porto Corallo a Villasimius,
per avere assistenza di guide e transfert rivolgersi a
Consorzio Operatori Turistici di Villasimius 070 790079
Da Cagliari a Pula, per
avere assistenza di guide e transfert rivolgersi al Consorzio
Turistico Sardegna Costa Sud 070 307982
Navigando verso Est, nel Golfo di Cagliari, si ammira
una costa ricca di calette, incastonate tra le colline.
Dopo la lunghissima spiaggia del Poetto, l’approdo
di Marina Piccola e doppiato Capo S.Elia, si arriva a
MARINA DI BONARIA – SU SICCU (39°12’,13
N – 09°07’,35 E),
ancoraggio più vicino al centro di Cagliari. Nell’iper-panoramico
Quartiere Castello, oltre al Duomo ed il Palazzo Viceregio
c’è il Museo Archeologico Nazionale dove
sono esposti reperti d’ogni periodo, compresa l’Età
del Ferro. I Fenici, nella zona ove sorge Cagliari, utilizzarono
l’approdo costruito in precedenza dai popoli nuragici
e dai pre-nuragici.
Cagliari, a prescindere dal fascino archeologico, d’importanza
massima, detiene il primato dei fascini mediterranei d’ogni
genere: panorami, arte, storia, monumenti religiosi, aree
umide con avi-fauna e saline, mercati, feste, vivacità
e simpatia della popolazione sempre pronta a battute argute,
ottimi ristoranti, rappresentanza del gentil sesso super-super
e un orto botanico da di più. Non fatemi dire cosa
tutto c’è, in quel di Cagliari, perché
la finirei tra un mese. Giorni di permanenza? Minimo due.
Se vi capita di pasteggiare a base di crostacei, ricordatevi
d’ordinare il Nuragus, vino locale, bianco, amarognolo,
di raffinatezza popolare e chiedete lo servano freddo.
Qualche sommelier recalcitrerà: voi insistete,
poi mi direte… (via mail). Per questa consulenza
voglio ottanta milioni d’euro, a meno ché,
non mi diate la soddisfazione di andare a visitare Nora
e Torre di Chia, luoghi marittimi archeologici, tipici
espressione della sapienza navigatoria della gente nuragica.
I Fenici, in ambedue le aree trovarono gli approdi adatti
per ancorare, riparandosi dal vento di maestrale o dallo
scirocco. In altre parole, gli approdi erano stati ricavati
dai Nuragici utilizzando minuscole penisole.
Idem a Sant’Antioco e Tharros. Volete sapere per
quale motivo gli approdi della Sardegna furono frequentati
dai Fenici? Per barattare i loro manufatti (manti colorati
con la porpora, oggetti di legno intagliato, monili d’oro,
uova di struzzo decorate, zanne d’avorio incise,
oggetti di vetro e ceramica, stagno) con i prodotti tipici
della Sardegna: piombo, bronzo e argento. Ricordo a tutti
che in antichità la Sardegna era chiamata “L’ISOLA
DALLE VENE D’ARGENTO”…ta-ta-ta-ta-tammm
(con coda musicale).
Cosa c’è
da vedere a Nora? Gli scavi nell’area marina incorniciata
dai monti. La chiesa che ricorda il martirio di Sant’Efisio,
di cui ogni anno, il primo maggio si celebra con solenne
processione in costume. Di nuragico e di fenicio è
rimasto assai poco. Ma c’è molto di quanto
lasciato dai Cartaginesi e quindi dai Romani. Vie lastricate,
il teatro, le terme, ville con mosaici raffinati. Il fascino
di Nora è unico. Nelle sue vicinanze vi è
Pula, cittadina deliziosa.
A qualche miglio più
ad Est vi è Torre di Chia. Sul lato nord della
collina che ospita la Torre di Chia, vi sono gli scarsi
resti di Bithia, il primo degli approdi fenici nell’isola.
Sulla sommità della collina, invece, vi è
la super scenografica torre, fatta costruire nel 1500
dagli Spagnoli. Serviva ad avvistare i navigli corsari
saraceni. Dalla torre si gode un panorama unico su spiagge
e dune. In lontananza i monti del Sulcis dove si estende
il più grande complesso boscato del Mediterraneo,
regno del cervo sardo e del daino, oltre che cinghiali,
volpi, gatti selvatici, martore, furetti. Vi nidificano
l’aquila reale e l’aquila del Bonelli.
L’approdo più
vicino è PERD’E SALI (39° 01’,68
N 09° 01’,98 E),
Da Torre di Chia, continuate
a navigare verso Est, vedrete la deliziosa Cala Cipolla,
quindi la spiaggietta di Sa Tuarredda, con isolette vicine
(assai romantiche). Doppiato il mastodontico e arcigno
Capo Malfatano, sarà tutto un susseguirsi di spiagge
e scogliere. Nella spiaggia di Piscinì, d’inverno,
i bovini al pascolo se ne stanno tranquilli ad ascoltare
il moto delle onde. Non mi credete? Vi schiaffo le foto.
Prossimo approdo verso
Est:
PORTO DI TEULADA – SU PORTU NOU (38°
55’,61 N 08° 43’,42 E)
Consiglierei di rivolgervi per il transfert ad Andrea
Le Donne (348 7075641). Teulada, distante sette chilometri,
è famosa per i ricami e per il costume tradizionale.
Il colletto ed i polsini della camicia maschile stupiscono
chi apprezza i ricami. Teulada, oltre i ricami e il Museo
della Pietra, detiene la particolarità culinaria
del prosciutto di capra. Nella vicina Santadi consiglierei
di visitare le Grotte Is Zuddas (notevoli concrezioni
d’aragonite azzurra), la cooperativa casearia, la
rinomata Cantina Sociale, la collina di Paniloriga (con
tracce neolitiche, nuragiche, fenicie). Poco distante,
a Villaperuccio, vi è l’emblema di tutte
le necropoli neolitiche: Mont’Essu, il santuario
degli antichi eroi mediterranei. Da Terresoli di Santadi
è possibile compiere l’escursione (trekking
leggero di 50’ minuti andata e ritorno) alla Tomba
dei Giganti di Gutturu Mannu e proseguire con vettura
alla scoperta della grande foresta Is Cannoneris, frequentata
da cervi e daini. Rientro al Porto di Teulada scendendo
a Domus de Maria, quindi incantevole strada Costiera Torre
di Chia Porto di Teulada.
Proseguendo la vostra
navigazione, prima d’inoltrarvi nel Golfo di Palmas
per raggiungere l’Isola di Sant’Antioco, contattare
la Capitaneria di Porto (Quante miglia occorre essere
distanti dalla costa, nel caso d’esercitazioni militari?).
Il Porto di Teulada è a ridosso del poligono militare.
ISOLA DI SANT’ANTIOCO:
PORTO PONTE ROMANO (39° 03’,13 N 08° 28’,56
E)
L’isola definita
“Plumbea” da Tolomeo era, nel II° e I°
millennio avanti Cristo, molto conosciuta dagli antichi
navigatori mediterranei per le miniere di piombo. Molto
prima dell’arrivo dei Romani, il porto del Sulcis
fu importante base marittima da cui partivano le navi
nuragiche per commerciare ossidiana (vetro lavico del
Monte Arci), argento, piombo, bronzo. Solki fu il secondo
approdo dei Fenici in Sardegna. Il centro abitato di Sant’Antioco
risente della loro antica presenza, rimasta viva, palpabile.
Gli abitanti ne vanno fieri. Il museo è un capolavoro
di coordinamento reperti dell’epoca. Quando fu realizzata,
a Palazzo Grassi di Venezia, la grande mostra sui Fenici,
molti dei manufatti esposti provenivano dal Sulcis. L’area
archeologica della città è suggestiva, specie
la zona del tophet (cimitero dei bambini cartaginesi).
Dopo i Fenici arrivarono i Cartaginesi, anche loro grandissimi
navigatori. I Romani, sconfitti i Cartaginesi (o punici),
fecero del porto una base strategica. La gente di Sulci,
parteggiando per Gneo Pompeo, fu causa dell’oblio
decretato a tutta la zona da Giulio Cesare. Dal 770 in
poi, l’espansionismo arabo fu la causa di alcuni
tentativi di sbarco in molte zone della Sardegna, comprese
le isole del Sulcis. Tentativi sempre respinti dai quattro
Giudici sardi (Judike re) fino al 1030. Gli accordi tra
i Giudici sardi e le repubbliche marinare di Genova e
Pisa si concretizzarono nel continuo pattugliamento in
alto mare delle flotte pisane genovesi, per dissuadere
i tentativi d’invasione. Nel 1323, nel Golfo di
Palmas, avvenne lo sbarco aragonese, voluto dal Papa per
“liberare” la Sardegna dagli Judike re con
tradizioni bizantine (si sposavano tra consanguinei),
dal clero ortodosso-bizantino e dai Pisani, notoriamente
ghibellini e pertanto antipapisti. Con l’arrivo
aragonese cessò il pattugliamento costiero dei
Pisani. I maomettani approfittarono, iniziando scorrerie
a non finire, alla caccia di donne e di schiavi. L’arcipelago
del Sulcis si spopolò. Dopo un’infinità
di tempo, in piena era napoleonica, la flotta rivoluzionaria
francese, dopo aver cannoneggiato le postazioni sabaude
nel Golfo di Palmas, fece scalo a Sud di Maladroxia (Costa
dei Francesi), prima del fallito tentativo di sbarco a
Cagliari. L’antichissimo porto di Sant’Antioco
risorse negli anni Trenta quale base di raccolta e stivaggio
del carbone, estratto nella Miniera di Serbariu (Carbonia),
in un momento storico delicatissimo, dopo l’invasione
dell’Etiopia voluta dal governo italiano, poco prima
dell’inizio seconda guerra mondiale.
Da visitare, nell’abitato
di Sant’Antioco, oltre al museo archeologico e il
tophet, vi sono le catacombe nella chiesa parrocchiale
a croce greca dedicata a Sant’Antioco (patrono della
Sardegna), il museo etnografico e la vicina zona delle
antiche abitazioni ricavate nel tufo
Dal porto di Sant’Antioco,
tramite un servizio di transfert (Andrea Le Donne 348
7075641) è possibile andare a visitare diverse
mete che consiglio caldamente.
1°) Museo del Carbone e gallerie simulate nella Miniera
di Serbariu 0781 62727(Carbonia).
2°) Museo paleontologico (Miniera di Serbariu).
3°) Museo archeologico di Villa Sulcis (centro storico
di Carbonia).
4°) Monte Sirai, il fenicio balcone del Sulcis, area
panoramica Fenicio-Cartaginese (Carbonia).
5°) S’Ortu Mannu (poetico uliveto millenario
di Villamassargia)
6°) Castello d’Acquafredda, maniero del conte
Ugolino della Gherardesca (Siliqua).
7°) Galleria naturale Grotte di san Giovanni, pedonabile,
non più carrozzabile. (Domusnovas)
8°) Centro storico medioevale d’Iglesias.
9°) Grotta Santa Barbara 0781 491300 (Miniera metallifera
di San Giovanni - Bindua d’Iglesias).
10°) Balcone marino, colle dell’ex polveriera
(Nebida d’Iglesias).
11°) Porto Flavia (Masua d’Iglesias).
12°) Nuraghe di Seruci (Gonnesa).
Ritornati al Porto romano
di Sant’Antioco, prua a Sud, circumnavigazione dell’Isola
di Sant’Antioco.
Faro di Capo Sperone, Scogliera di Grutti Acque, Cala
Sapone, Cala della Signora, Cala Lunga, Scogliera Maccari,
ISOLA DI SAN PIETRO – CARLOFORTE (39°
08’,66 N 08° 19’,06 E)
L’Isola degli Sparvieri fu sede di un porto nuragico,
in seguito adattato dai Fenici. L’arrivo dei commerci
fenici e dei riti in onore di Tanit e Bashshamen è
contemporaneo a Bithia, Sant’Antioco, Monte Sirai,
Antas, Tharros e Cagliari. I Fenici furono attratti nell’isola
per la grande possibilità di pesca, produzione
del sale e per l’abbondanza del corallo. Dopo l’occupazione
greca l’isola divenne cartaginese, quindi romana.
Narra la leggenda che San Pietro vi approdò prima
d’andare a Roma e trovare il martirio. Il geografo
e matematico alessandrino Tolomeo Claudio, nel II°
sec. dopo Cristo, chiama l’isola Ieraconneso (isola
degli sparvieri). Dopo Romani, Vandali e Bizantini iniziarono
le escursioni maomettane, a partire dal 770 e l’isola
si spopolò.
Nel 1236, durante uno spaventoso nubifragio, due vascelli
si schiantarono sugli scogli dell’Isola Piana. Facevano
parte di un convoglio di sette navi, salpate da Marsiglia,
cariche di giovanissimi nobili francesi diretti a dar
manforte alle schiere crociate per la liberazione di Gerusalemme.
Papa Gregorio IX ordinò la costruzione di una chiesa
per ricordare l’episodio. Fu dedicata ai “Novelli
Innocenti”. Dopo la ricostruzione fu dedicata a
San Pietro.
Nel 1542 L’Isola
di San Pietro era deserta di cristiani ma brulicante di
pirati maomettani che imperversavano su ogni costa del
Mediterraneo razziando e distruggendo. Ma il 1542 è
l’anno in cui CarloV di Spagna diede in concessione
alla nobile famiglia Lomellini di Pegli, l’isola
di Tabarca, nel Golfo di Tunisi, per aver partecipato
alla cattura di un famoso pirata maomettano, in Corsica.
I Lomellini vi mandarono diverse famiglie di pescatori
pegliesi affinché pescassero corallo entro il perimetro
dell’isoletta. Qui occorre una riflessione in quanto
comincia ad intrecciarsi la storia di Carloforte. I pescatori
pegliesi (Pegli è vicinissima a Genova) relegati
a Tabarca, attorniati da usanze arabe, serbarono il loro
modo di parlare, impararono a cibarsi di cus-cus, continuando
con il tradizionale pesto alla genovese ed altre tradizioni
natie. Si moltiplicarono e, culturalmente isolati, continuarono
a stipare della loro progenie l’isolotto. Fino a
quando, scomparsa la dominazione spagnola dalla Sardegna,
un nuovo regnante Carlo Emanuele III di Savoia si alzò,
una bella mattina, con il ghiribizzo di popolare le isole
del Sulcis. Agostino Tagliafico, capo riconosciuto della
comunità tabarchina, perlustrò l’isola
di San Pietro, se ne innamorò e trasmise l’innamoramento
a metà dei suoi che lasciarono lo scoglietto di
Tabarca, scortati dalle navi lanciarazzi del monarca sabaudo.
Non aveva razzi, il re sabaudo, ma cannoni in quantità
e tanta voglia di fare, rarità assoluta tra i Savoia,
che a parte l’Eugenio vittorioso a Vienna contro
i Turchi, non hanno mai sprizzato d’indomite velleità
tra monarchi contemporanei alquanto nerboruti in imprese
guerresche.
I tabarchini furono ospitati
dalle famiglie di Portoscuso e per due anni lavorarono
a più non posso per costruire l’abitato,
su progettazione torinese. Quando l’ebbero terminato
gli diedero il nome del re, rinvigorito negli attributi:
Carlo il Forte, Carloforte.
Ora che avete imparato
perché a Carloforte (e in parte anche a Calasetta)
si parla con la cantilena genovese del 1600, ci sono le
serenate, c’è l’usanza della “Guazza
di San Giovanni”, la tradizione del cas-ca (di soli
vegetali perché il montone costa e i genovesi sono
tirchi), del pesto alla genovese e di moltissimo altro,
voglio trecento milioni di euro per la consulenza. Uffa!
Cosa c’è da vedere a Carloforte? Arrangiatevi.
Girate l’interno e circumnavigatela. E’ bellissima
ovunque.
Da Carloforte fatevi
un giretto attorno al Pan di Zucchero, così vedete
Porto Flavia dal mare. Date una sbirciatina a Canal Grande.
Non vedrete muovere i trilobiti perché ridotti
in fossili dopo 575.000.000 di anni da oggi (siete nella
scogliera più vecchia del Mediterraneo). Andate
a far una nuotatina a Cala Domestica, nel cui fiordo laterale,
durante l’ultima guerra, stavano nascosti i MAS,
moto siluranti velocissime italiane. Poi zigzagate tra
gli scogli e faraglioni per arrivare al
PORTO DI BUGGERRU (39° 24’,07 N 08°
23’,96 E).
Chiamando la Coop. Start
Uno di Flumimaggiore 0781 580980 - 347 8777104 - 340 1041434
vengono a prelevarvi dall’imbarcazione con loro
vettura. I loro servizi d’accompagnamento sono utili
per visitare luoghi importanti.
1°) Galleria Mineraria Henry (Buggerru).
2°) Mulino ad acqua - Museo etnografico di Fluminimaggiore.
3°) Tempio punico romano di Antas (Fluminimaggiore).
4°) Grotte Su Mannau (Fluminimaggiore).
5°) Miniera di Montevecchio (Guspini).
Ritornati al porto di
Buggerru, prua verso Nord.
Dopo Capo Pecora e le fantastiche dune di Piscinas d’Ingurtosu
ecco Torre dei Corsari con altre incredibili dune di sabbia.
La zona, tra la foce del Rio Piscinas e Capo Frasca è
stata turisticamente nominata Costa Verde. In lontananza,
a Est, l’inconfondibile profilo del Monte Arquentu.
Proseguendo la navigazione verso Nord, dopo un tratto
di mare aperto (Golfo d’Oristano) arriverete a Capo
San Marco nella cui penisola si distende ciò che
è rimasto di una delle più importanti colonie
fenicie: Tharros. Qualche miglio a Nord-Est e approderete
a
TORRE GRANDE (39° 54’,11 N 08° 29’,73
E)
Da vedere, nelle vicinanze
del porto:
1°) Museo Archeologico di Cabras.
2°) Chiesa paleo cristiana di San Giovanni in Sinis.
3°) Scavi archeologici di Tharros.
4°) Stagni del Sinis e penisoletta di Mari Ermi.
5°) Centro storico d’Oristano.
6°) Chiesa romanica di Santa Giusta
La crociera “Sulle
Rotte dei Fenici” può prendere l’avvio
a Tharros e procedere all’inverso, rispetto la descrizione.
INIZIO
Caterno Cesare Bettini
(FriBrì).
Carbonia 8 Agosto 2008
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