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SULLE ROTTE DEI FENICI
In allegato a questo articolo sono stati
preparati 2 distinti itinerari con tempi differenti, visualizzali cliccando
sulla barca

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La
lunga saga dei Fenici, popolo di mercanti, abili artigiani
e navigatori impareggiabili.
Furono
discendenti dei miti agricoltori, originari delle ubertose
terre di Canaan. Con il senso del commercio nel sangue
crearono un impero d’empori marittimi.
Canaan è l’antico nome della regione palestinese
compresa tra la Siria settentrionale, la Mesopotamia e
l’Egitto, e significa ”rosso porpora”,
nome dato alle zone marine dove erano fiorenti le industrie
della colorazione dei tessuti, con la porpora. I greci
chiamarono la zona Phoiniké. E gli abitanti Phòinikes.
Il colorante delle vesti era ricavato dal murice (murex),
mollusco marino dalla conchiglia spinosa, dalla cui decomposizione,
nelle tinozze, si estraeva un liquido dal quale, bollito
a temperature diverse si ottenevano varie tonalità.
I Canaaniti, chiamati Fenici dai Greci, prima di diventare
grandi commercianti navigatori, furono commercianti e
nomadi tra i popoli bellicosi che li attorniavano. Mercanteggiavano
di tutto: oggetti d’alto artigianato di cui erano
produttori abilissimi (vetro, avorio e legno intagliato,
gemme, tuniche e mantelli colorati), legname pregiato
per costruire, sale marino, metalli, vino, olio, grano
e schiavi. Per molto tempo i due grandi bacini mercantili
furono rappresentati dall’antico Egitto e dalla
Mesopotamia, che i Fenici percorrevano incessantemente
con le loro carovane.
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Fig. 1:Zona fenicia del 1300
a.C.
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Conoscendo i due alfabeti,
il cuneiforme mesopotamico e il geroglifico egiziano,
inventarono un alfabeto più pratico, senza vocali.
I progenitori del ceppo etnico da cui derivarono i Fenici
s’insediarono nello stretto territorio montuoso
del Libano, adiacente alla costa mediterranea. Tra approdi
e isolette, costruirono le loro città-stato con
sbocco al mare ed entroterra montuoso pullulante di cedri
e cipressi. Gli egiziani, dopo aver utilizzato il legname
canaaneo, che iniziarono ad apprezzare nel 2700 a.C, estesero
la loro influenza ai luoghi dove crescevono i mitici cedri
del Libano. Non solo commerciarono, ma indussero le città
fenicie a pagare tributi, ricattandole dopo aver rapito
gli esponenti nobili della popolazione canaanita (XIV
– XII sec. a.C.). La più importante città-stato
fu Biblo, che oltre a fornire legname e istruttori di
navigazione, divenne centro di distribuzione delle merci
egiziane, compreso il papiro, unico prodotto vegetale
acquatico da cui si traevano i fogli su cui scrivere.
Il nome Biblo potrebbe derivare da libro, come la parola
Bibbia. L’iscrizione sul coperchio del sarcofago
d’Ahiram, re di Byblos, è uno dei primi esempi
dell’alfabeto fenicio, di 22 segni consonantici,
adottato in seguito dai Greci. La maggioranza degli studiosi
attribuisce al 1000 a.C la realizzazione del manufatto,
altri al 1400 a.C.. Secondo quest’ultimi, le incisioni
delle figure laterali, essendo una mescolanza di motivi
egiziani ed asiatici, antecedenti il 1000, rivelerebbero
che re Ahiram sarebbe stato sepolto in un vecchio sarcofago.
L’arte canaanita e fenicia furono il frutto di una
mescolanza di vari stili, ingentiliti in forma propria
e talmente gradevole da diventare la base principale delle
future fortune commerciali dei Fenici. A questo punto
occorre un salto indietro per capire meglio l’espansione
marittima commerciale di cui si sono resi famosi e il
contesto in cui è nata.
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Fig.
2:I Fenici e la navigazione mercantile costiera. |
Fig.3:Nave
fenicia da combattimento a protezione dei convogli
commerciali (700 a.c.) |
Alla fine del 1200 a.C.,
i disordini nel Mediterraneo orientale, causati dai Popoli
del Mare, abitatori delle grandi isole del Mediterraneo,
furono la causa del disfacimento degli imperi egiziano
e ittita. Il vuoto di potere fu colmato in parte dagli
Israeliti. Alcune loro tribù, infatti, si erano
insediate nei secoli precedenti, nella terra di Canaan
meridionale e centrale, all’epoca dell’esodo
di Mosè e dei suoi seguaci dall’Egitto (XIII
sec. A.C.). Mentre gli Israeliti dominavano le regioni
collinose dell’attuale Palestina occidentale, gli
Aramei (i primi ad utilizzare il cammello) entrarono nella
Siria occidentale e settentrionale. Con l’arrivo
dei Popoli del Mare, gli Israeliti seppero difendere le
proprie posizioni, non altrettanto gli Arami, che furono
invasi. I Fenici, anch’essi sopraffatti, videro
radere al suolo Tiro e Sidone. Fu distrutta anche Ugarit
che era importante città siriana nel V° millennio.
L’Egitto subì l’invasione, ma riuscì
a contenerla al prezzo di gravi perdite. Tra i predatori
o Popoli del Mare, si distinsero i Filistei (Peleset)
che concluse le razzie in Egitto, occuparono la pianura
costiera meridionale della terra, che da loro prese il
nome: la Palestina. Nella pianura nacquero le cinque città
stato della federazione filistea, che iniziarono ad espandere
il loro dominio nelle terre dove, 150 anni prima, e probabilmente
di più, videro l’insediarsi delle tribù
israelite alla fine del loro esodo. Dopo un secolo di
violenti sconvolgimenti, invasioni e assedi, le città-stato
fenicie (ciascuna governata da un re e prosecutrici dell’antica
cultura canaanea), causa la pressione ad oriente degli
Arami, trovarono nel mare lo sbocco delle proprie attività.
Gli antichi persecutori, padroni e sfruttatori: gli Egiziani,
erano talmente indeboliti dalle lotte contro i Popoli
del Mare da non poter contrastare in alcun modo il risorgere
dei Fenici. La Grecia micenea, subendo l’invasione
dorica, non era più la potenza marinara di un tempo.
I Fenici, pertanto, iniziarono il proprio avvenire, marittimo,
assolutamente incontrastati. La loro supremazia durò
a lungo. La prima città fenicia ad essere ricostruita,
dopo le distruzioni dei Popoli del Mare, fu Tiro, di cui
il Profeta Isaia la descrisse come “città
suprema dove i mercanti sono principi”. Altra importante
città fenicia fu Arado, poi Berito (Beirut) e Sidone.
Di Arado lo storico greco Strabone narra che l’acqua
dolce veniva estratta dalle sorgenti sottomarine, protette
da cupole di piombo (per impedire l’infiltrazione
di acqua salmastra) e veniva pompata negli orci o anfore
delle navi acquarie, tramite tubature di cuoio. Crearono
flotte mercantili e flotte da guerra con navi affusolate
e veloci, dotate di due file sovrapposte di rematori e
di rostro per speronare le navi avversarie. La potenza
e l’esperienza fenicia crebbe di molto. Tutto il
Mediterraneo brulicava dei loro empori commerciali. Pur
conoscendo le stelle, preferivano non navigare la notte,
ma per ovviare alle necessità di rientri in porto,
ritardati, avevano adottato tutta una serie di fuochi
costieri da segnalazione. A metà del decimo sec.
disponevano di approdi in tutto il Nord Africa. Nel frattempo,
le tribù d’Israele, assediate da ogni parte,
si unirono sotto un unico capo: Saul, che diede origine
alla monarchia (1030-1004), combattè vittoriosamente
contro gli Amaleciti e gli Ammoniti ma perì contro
i Filistei. Il secondo re d’Israele, Davide (da
giovane aveva sconfitto con la fionda il gigante filisteo
Goliat) schiacciò i Filistei, fece di Gerusalemme
la capitale, dominò la zona Est del fiume Giordano
e parte della Siria Meridionale. Il figlio Salomone, consacrato
re nel 970, più pacifico e politico, si dedicò
alla riorganizzazione amministrativa ed alle grandi alleanze
con il farone d’Egitto, il re di Tiro e la regina
di Saba. Il famoso Tempio di Salomone fu costruito dai
Fenici, con materiali provenienti da Tiro, il cui re Hiram,
inviò muratori, carpentieri e legname. Salomone,
in cambio, spedì a Hiram considerevoli quantità
d’olio e grano. Terminata la costruzione del tempio,
i due re vollero fare una spedizione nel Mar Rosso e i
sudditi fenici costruirono la flotta per commerciare in
quel mare. Le lucrose spedizioni marittime importarono
nel regno d’Israele: oro, argento, avorio e scimmie.

Fig. 4: Sintesi stile ceramico
dei Fenici dal XIII-IX al VIsec.a.c (ispirata a
reperti dei musei di Limassol, Nicosia, Beirut,
Palermo e Cagliari) |
I Fenici, dalla base
navale del Mar Rosso, partirono per compiere, in tre anni,
il periplo dell’Africa. Alla morte di re Salomone,
il regno israelita si divise nei due regni d’Israele,
nella Palestina settentrionale, e Giuda in quella meridionale.
I regni divisi, furono attaccati dall’Egitto, dagli
stati transgiordanici (la storia si ripete), dagli Aramei
e dagli Assiri che conquistarono Israele nel 722 a.C.
Mentre iniziava la diaspora degli Israeliti, di cui molti
in schiavitù, iniziò quella fenicia, di
ben altro genere. Il movimento migratorio dalla Fenicia
iniziò per causa dell’aggressione assira,
ma anticipando gli eventi. Nel 814 fu fondata Cartagine
per gli approvigionamenti spagnoli d’oro e rame.
Vale a dire che i Fenici, consapevoli delle mire espansionistiche
assire, pur continuando a commerciare con loro, inziarono
a porre le loro basi importanti, il più lontano
possibile. L’alfabeto fenicio fu assorbito dagli
Aramei che lo divulgarono nell’impero assiro da
cui attinse, in seguito, l’impero persiano. Quindi,
fu adottato, con modifiche sostanziali, da Greci, Etruschi
e Romani. Gli Aramei diffidarono dei Fenici e degli Israeliti
(che non permisero la penetrazione ai confini settentrionali
del regno), furono un popolo di cui si hanno notizie già
nel terzo millennio a.C. Erano stanziali, monarchici e
vivevano in città-stato. L’Arameo Rezon,
s’impadronì di Damasco nella seconda metà
del decimo sec. e si proclamò re di Aram. Lo stato
di Aram sopravvisse fino al 732 quando fu assoggettato
all’Assiria.
Nell’ottavo secolo alcune colonie fenicie erano
diventate città grandi come le basi navali della
Fenicia e ciascuna con una ben dettagliata storia scaturita
dalla leggenda. Cartagine fu fondata da Elissa, sorella
di re Pigmalione, sfuggita alla faida della famiglia reale
di Tiro.
Oltre alla fondazione di Cartagine vi sono state numerose
colonie fenicie a Cipro (Kition); Rodi; Tunisia (Kerkouane);
Malta (Tas Silg); Gozo; Pantelleria; Sicilia (Mozia) (Grotta
Regina di Palermo), Solunto; Spagna (Almunécar
e Trayamar, Aliseda, Carmona); Portogallo (Sines). In
Sardegna sembra che i Fenici abbiano aperto il loro primo
fondaco, con tophet, a Bithia, poi a Sant’Antioco,
Monte Sirai, Antas, Tharros, Olbia. Da Bithia il centro
commerciale fu spostato a Nora, probabilmente dopo accordi
con i Nuragici. In ogni fondaco commerciale, in apposito
tempio, era praticata la prostituzione sacra in onore
della dea Astarte, da donne rispettabili del luogo. Nelle
vicinanze vi era il tanto discusso tophet, ed erano praticati
i riti di devozione oltre ad Astarte dea della fecondità,
alle divinità El, Baal o Melkart (nomi differenti
di un’unica divinità) e al figlio di Astante,
chiamato Adone, legato ai riti agrari. I Fenici trassero
dai loro commerci fortune ingenti proponendo oggetti d’alto
artigianato in cambio dei metalli di cui il mondo d’allora
aveva necessità: rame piombo, argento e oro. Poco
per volta l’egemonia dei commerci navali fu appannaggio
dei Cartaginesi, prosecutori dei metodi fenici, in forme
più evolute, comprendenti anche l’agricoltura
e quindi la colonizzazione di terre dove produrre il grano.
I Cartaginesi furono chiamati anche Punici da phòinix,
fenicia. Non furono soltanto un popolo d’astuti
navigatori, come i mercanti loro progenitori. Furono bellicosi
strateghi e tattici, indomiti militi e profondamente uniti
nella difesa di Cartagine. Annibale escogitò la
discesa dalle Alpi per portare la minaccia direttamente
a Roma e scongiurare, di qualche anno, l’invasione
della patria da parte dei nemici Romani.
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Fig. 5:Elmo VI sec.a.C. trovato
a Sant'Antioco (museo di Cagliari)
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Fig. 6:Amuleto anti-ofico VI
sec.a.C trovato a Mozia (Sicilia)
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Nel 1988, a Venezia,
nella splendida sede di Palazzo Grassi, è stata
allestita la Mostra dei Fenici sotto l’alto patronato
del Presidente della Repubblica e il patrocinio scientifico
dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Sabatino Moscati
ha presieduto il Comitato scientifico, composto da 30
scienziati, tra i quali Fulvia Lo Schiavo, Vincenzo Santoni,
Piero Bartoloni (scienziati operanti in Sardegna).
I 966 reperti provenivano da 26 musei. Della Sardegna
erano esposti 281 testimonianze. Assai significativa la
presenza dei 41 oggetti (stele, bassorilievi, sculture,
portamuleti, anfore, lucerne) provenienti dal Sulcis.
Chi è andato alla mostra sui Fenici ha dovuto subire,
come il sottoscritto, ore e ore di fila prima di poter
entrare, unitamente a persone di ogni nazionalità.
Nell’interno, gremito in ogni dove dai visitatori,
spiccavano i modellini delle navi fenicie; unitamente
agli incredibili oggetti di vetro colorato. Poi, i manufatti
d’oro, argento, avorio e legno, tutti di squisita
fattura. Le scritte, sulle pareti e nei soffitti, rammentavano
che i tophet non erano luoghi ove si sacrificavano i bambini,
ma luoghi ove erano stati sepolti bimbi, morti prima di
nascere o poco dopo essere venuti al mondo. Completava
la rassegna, la grande, immensa dovizia, dei tanti frammenti
di pietra, anfore, idoli, testimonianti il passaggio dei
Fenici nel Mediterraneo.
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Fig. 7: Nave commerciale fenicia
(850 a.C). |
Fig. 8:Schizzo ispirato a incisione
fenicia su boccale d'avorio 800 a.C. (proveniente
da scavi in Iraq) |
Caterno Cesare Bettini.
Carbonia 20 Luglio 2008
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