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FIOR DI ROSMARINO SELVATICO: TOUR DEL SUD OVEST SARDO
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Super circuito
di 2400 km da percorrere in dodici giorni alla scoperta
della storia e delle università delle cucine etniche.
Nel sud ovest sardo il rosmarino selvatico è in
fiore dall’inizio dell’inverno a primavera
inoltrata. Accarezzarne i cespugli, roridi di rugiada
e aspirarne il profumo rimasto tra le dita è come
innescare un processo di ritorno alle origini primordiali
dell’umanità, quando tutto era più
semplice, più naturale, più vero e la gente
era, soprattutto, se stessa e fiera di esserlo.
Il tour si snoda in un
territorio che racchiude, tra mare e montagne, un ventaglio
inesauribile di interessi: castelli, miniere, grotte,
foreste, laghi, molte testimonianze del passato più
remoto nei parchi archeologici, scogliere, spiagge lunghissime
e piccole cale, città sul mare (Sant’Antioco,
Calasetta, Carloforte, Portoscuso, Buggerru).
Una parte di questo territorio,
l’Iglesiente, è emerso dal mare assieme al
Galles settentrionale (chiamato dai romani Cambria),
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tra i primi dell’attuale continente
europeo, nel periodo cambriano, all’incirca 575 milioni
di anni da oggi, nel Paleozoico o Era Primaria.Le tracce, documentate,
dei suoi più antichi abitatori, risalgono “soltanto”
al 5548 avanti Cristo (a.C.) nel Neolitico Antico.
Suppongo che, prima o poi, si trovino le prove
che qui si è vissuto anche nel Paleolitico Superiore
(durante l’ultima glaciazione) e nel Mesolitico (da 10.000
a 6.000 anni a.C.).
Molto ricche sono le documentazioni sulla vita
degli antichi popoli nel Neolitico Recente (3500 – 2700
a.C.) e di grande interesse, nonché cospicue, sono le
testimonianze del periodo nuragico (1800 – 400 a.C.).
Vi sono importanti aree archeologiche fenicio
puniche e romane. I monumenti religiosi cristiani in stile paleocristiano,
bizantino, romanico, gotico, rinascimentale e barocco, sottolineano
la grande religiosità di chi ha popolato questo territorio
dalla fine dell’impero romano in poi.
LA GENTE CHE ORA vive il territorio, non disdegna
le usanze moderne, vedi le manifestazioni e le sfilate di moda
a Cagliari, il Festival Blues di Narcao, il Festival Jazz di
Sant’Anna Arresi, il Girotonno di Carloforte; oltre alla
generale dimestichezza con il sistema Internet e tutto quanto
ha a che fare con il web. Tuttavia, questa gente, tranne poche
eccezzioni ha scelto di continuare a vivere con ritmi pacati
e quasi distaccati, tipici della sardità e della saggezza
del saper vivere. Per cui le tradizioni, quelle religiose e
quelle della tavola, non rischiano l’estinzione, anzi!
Qui ci sono ancora le consuetudini di farsi il pane e il vino
in casa, di raccogliere cardi e asparagi selvatici. Dopo le
prime piogge, le campagne brulicano di raccoglitori di lumachine
e in autunno i funghi esercitano un grande richiamo.
Il sud ovest sardo è un territorio dove
convivono la passione per i motori (corse di auto e moto fuori
strada) e l’anelito per la natura incontaminata, non formulata
(o blindata) a santuario per pochi eletti ma vissuta, invece,
da tutti, anche per la tradizione dei sistemi pastorali più
arcaici e il conseguente equilibrio rurale che ne deriva. Per
cui vari tipi di rapaci volteggiano nei cieli; volpi, gatti
selvatici, furetti e faine si trovano sempre in prossimità
delle greggi; molti cinghiali e parecchie ghiandaie vivacizzano
le sugherete; fenicotteri, cormorani, aironi bianchi e cenerini
nidificano negli stagni. Non c’è campagna dove
non si veda pascolar cavalli. La gente, laboriosa e cordiale,
ama riunirsi in crocchie d’amici per discorrere del tempo
che passa, magari consumando quei robusti spuntini che non assomigliano
di certo a piccole merende…!
Il tour che propongo, alla scoperta delle caratteristiche
di questa gente e del territorio in cui vive, è di 12
giorni, ma potrete accorciarlo o allungarlo a piacimento. Sarebbe
bellissimo ricevere le vostre osservazioni dopo un vostro raid.
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